La Parola del Parroco
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13 Ottobre 2019
In questa domenica ospitiamo due sacerdoti inviati dalla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre, che in passato abbiamo già conosciuto. Creata nel secondo dopoguerra dal monaco olandese Padre Werenfried van Straaten, per soccorrere i cristiani che fuggivano dall’Europa orientale controllata dall’Unione Sovietica. Nei decenni successivi, l’opera ha preso a cuore l’impegno di aiutare tutti i cristiani perseguitati nel mondo (non solo cattolici) e di promuovere la difesa della libertà religiosa. Sappiamo bene che la Chiesa è ancora perseguitata e oppressa. Come in Nigeria, in Iraq, in Pakistan, in Indonesia, in Cina. E in molte altre parti del mondo in cui la Chiesa subisce attacchi feroci e cruenti, oppure subdoli e meschini. Per questo la fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre si impegna anzitutto a informare e far conoscere la situazione dolorosa di molti nostri fratelli nella fede e di cui pochi parlano; in secondo luogo, promuove la preghiera per essi, con sussidi e incontri di preghiera; infine raccoglie fondi per sostenerli e aiutare le loro parrocchie (soprattutto dopo la distruzione di chiese e centri parrocchiali ad opera dei persecutori).
Accoglieremo un prete iraqeno, Don Felix Yousif, e uno egiziano, Padre Francesco (Ekladious Talaat Kamal Aziz). Durante le Ss. Messe ci proporranno le loro testimonianze e ci aiuteranno a comprendere la situazione di persecuzione che vivono le Chiese a cui appartengono. Le offerte che raccoglieremo, anche prendendo il materiale messo a disposizione, saranno devolute per i progetti che la fondazione sta realizzando nei loro paesi: in Iraq a Karamless si vuole riparare il Centro pastorale San Giuseppe che fino all’arrivo dell’Isis era il cuore della comunità cristiana; in Egitto al Cairo si aiuta il seminario di San Marco che accoglie seminaristi, anche di altri paesi, affinché si preparino al sacerdozio in ambiente musulmano. È un dono di Dio la loro presenza e spero che le loro parole ci scuotano dalla tiepidezza e dalla superficialità con cui viviamo la nostra fede. Nel mondo c’è ogni domenica chi rischia la propria vita pur di partecipare alla S. Messa; da noi molti non la frequentano senza porsi nessun problema, pur offrendo più possibilità in orari diversi. Spero inoltre che essi ci parlino del senso di appartenenza alla comunità cristiana, nella quale si aiutano incoraggiano a vicenda davanti ai pericoli e alle minacce; si sentono protagonisti nella sua edificazione (e quante comunità sono rette dai laici perché i loro preti sono stati uccisi!). Sono lezioni di fede e di senso ecclesiale per noi che quel senso di appartenenza lo abbiamo un po’ perso, mettendo davanti alle esigenze della comunità i nostri interessi e i nostri “affari”. Spero infine che l’unione nella preghiera con i cristiani perseguitati rafforzi la nostra fede.