La Parola del Parroco
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09 Giugno 2019
È un anno di grazia quello che sto vivendo. Ho compiuto 50 anni, età significativa; celebro il 25° anniversario di sacerdozio; oggi faccio il mio “ingresso” come Responsabile della nostra Comunità Pastorale e parroco. Di tutto ciò ringrazio il Signore e sono contento di farlo con tutti voi da cui mi sento voluto bene. Sebbene la mia presenza in questa Comunità non sia una novità, tuttavia il servizio che ora mi è affidato mi chiede una presenza e un ruolo diverso rispetto agli anni passati. Una presenza e un ruolo, quello di parroco, che sono definiti non solo dalla tradizione, dalle norme canoniche, dagli insegnamenti del magistero, dall’esempio di tanti preti. L’identità di un parroco è inscindibile dall’identità di una Comunità. Come ho già scritto, infatti, non riesco e non posso pensarmi in questo servizio pensando al passato (anche prossimo) come non possiamo pensarci più come Comunità riferendoci a modelli che rischiano di renderla un bel museo: bello ma pur sempre un museo. Vivo così una certa inquietudine, secondo quanto scrive papa Francesco nella sua esortazione apostolica La gioia del Vangelo: «Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)». A questa moltitudine ancora una volta “L’amore di Cristo ci spinge” come scrive san Paolo, parole che con i miei compagni “preti 1994” avevamo scelto per interpretare la nostra ordinazione sacerdotale. Lasciamoci “spingere” dall’amore che il Signore ha per noi. Non opponiamo resistenza rimanendo ancorati a prassi e a idee pastorali che ci immobilizzano nella paura di prendere il mare aperto dei molti che, pur battezzati, non vivono la fede. Non ci servirà rimanere nel porto sicuro di strutture e tradizioni che non fanno della parrocchia, come esprime la sua etimologia, “Chiesa presso le case”. E così desidero essere parroco di una Comunità che stia in contatto con le famiglie e la vita del popolo di Dio a cui ancora desidero offrire la mia vita.