La Parola del Parroco
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07 Aprile 2019
L’informazione giornalistica delle scorse settimane ha ampiamente trattato del grave episodio del pullman di alunni di Crema dirottato dall’autista, per fortuna con un lieto fine. I momenti concitati della fuga dei ragazzi dal pullman in fiamme sono stati ripresi dal cellulare di un autista, registrando le loro urla. Tra cui il grido di un ragazzo che pareva ripetere più volte: «Io ti amo». Un urlo che ha attirato l’attenzione curiosa di una giornalista di una famosa (e discutibile) trasmissione, che ha cercato di scoprire chi era quel ragazzo e perché gridasse quelle parole. L’indagine che ha portato ad intervistare alcuni ragazzi che erano su quel pullman, tra cui i piccoli “eroi” che avvisarono i carabinieri, ha messo in luce che in quegli attimi drammatici, di fronte al pericolo e alla paura della morte, alcuni ragazzi hanno rivelato i loro sentimenti di affetto alle proprie compagne, tenera vicenda dell’eterno binomio umano di “amore e morte” raccontato da poesie e romanzi (anche dal biblico “Cantico dei Cantici”: «forte come la morte è l’amore»). In quello che pareva essere il momento estremo della vita, anche quei ragazzi hanno saputo comprendere quale bene prezioso stavano forse per perdere: l’amore. Che insegnamento, semplice e puro, rispetto alle volgari e banali storie di certi adulti!
C’è stata però una sorpresa nella ricerca di quel ragazzo che sembrava gridare, nella gioia di essere finalmente libero da quell’incubo, il suo amore per l’amata del cuore. Scoperto chi fosse e intervistato, ha candidamente e tranquillamente rivelato che invece stava gridando: «DIO, ti amo» dandone la spiegazione: «Era rivolto al Signore, perché io non sono mai stato un grande credente. Sul pullman eravamo tutti disperati e anche io ho voluto fare una mia preghiera. E quando siamo riusciti a salvarci mi è sembrato che si fosse avverata e ho voluto ringraziare Dio. Gli avevo chiesto di salvarci perché eravamo tutti ragazzi innocenti e non avevamo fatto nulla di male a nessuno. Sono saltato dal finestrino dietro, sono riuscito a cadere in piedi. E ho urlato: Dio ti amo». Se la liberazione da una minacciata e orribile morte, è stata come una risurrezione, il cuore di questo ragazzo che ha pregato il Signore, si è aperto alla gratitudine e alla lode (urlata) di Dio. Saremo pronti anche noi a gridare al Signore la nostra gioia nella prossima Pasqua di risurrezione, una volta che abbiamo ben compreso che Dio ci ha liberato dalla morte e dal peccato che ci dirotta all’inferno?