La Parola del Parroco
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10 Febbraio 2019
Sabato 1 febbraio in Duomo, durante la solenne celebrazione nella vigilia della Festa della Presentazione di Gesù al tempio, il nostro Arcivescovo ha promulgato le costituzioni scaturite dal Sinodo Minore “Chiesa dalle genti”. Tali costituzioni andranno a sostituire quelle “sulla pastorale dei migranti” a suo tempo emanate dal Sinodo 47° del 1995 (un testo “legislativo” per la nostra Diocesi). Rispetto allora infatti la presenza di stranieri cattolici nella nostra Diocesi si è moltiplicata otto volte tanto. Che cosa ci dicono queste costituzioni? La Chiesa è dalle genti perché ogni cristiano, a qualunque popolo e cultura appartenga, secondo il suo modo proprio di vivere il Vangelo, aiuta le altre genti e la Chiesa tutta a crescere verso la verità intera di Gesù. Ciò è visibile in parecchi luoghi e realtà della Chiesa ambrosiana. Certamente nelle comunità cattoliche delle varie etnie, come pure nei fedeli orientali, sempre più numerosi, la cui presenza chiede a tutti una precisa attenzione e cura. La loro liturgia, la loro teologia, la loro spiritualità e la loro pastorale sono un dono prezioso per la nostra Chiesa locale. Dentro un’arena pubblica che ha fatto del tema dei migranti il capro espiatorio e la cortina fumogena in grado di mascherare le debolezze e la non sostenibilità dei nostri attuali stili di vita, la nostra Chiesa Ambrosiana esibisce la possibilità di un’alternativa: si può vivere il cambiamento innescato dall’accelerazione delle migrazioni come l’occasione per declinare in termini nuovi la nostra identità tradizionale. Con queste nuove linee guida la Chiesa ambrosiana può elaborare e poi rendere concrete forme di integrazione e relazione positiva, che riducano quelle difficoltà che intensi flussi migratori inevitabilmente generano. E possiamo realizzare ciò anche nella nostra Comunità che pur non vede numerose presenze di stranieri cattolici e che tuttavia ci sono (cfr. le interviste sui il Venegonese dello scorso anno) e che devono sperimentare la gioia del sentirsi parte della nostra Comunità, stimati e apprezzati per le modalità diverse con cui vivono la loro fede e con cui interrogano la nostra.