La Parola del Parroco
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06 Gennaio 2019
Nell’Epifania del Signore che oggi celebriamo nell’episodio della venuta dei Magi a Betlemme (ma che, nella liturgia, è riferita anche al Battesimo di Gesù, al miracolo delle nozze di Cana e alla moltiplicazione dei pani, quali chiare manifestazioni della divinità di Gesù) la Chiesa ha voluto fin dall’inizio vedere la volontà di Dio di rivelarsi a tutti i popoli della terra e quindi la volontà di fare di Gesù non solo il Salvatore del popolo ebraico ma dell’intera umanità. Da qui la tradizione che vuole i magi provenienti da popoli diversi tanto che il differente colore della loro pelle vuole riferirsi all’antica e biblica divisione delle razze in tre gruppi discendenti dai tre figli di Noè (Sem, Cam e Jafet; donde i semiti mediorientali, i camiti africani e i japeti occidentali). La nostra Chiesa ambrosiana ha concluso all’inizio di novembre il Sinodo minore sul tema “Chiesa delle genti” volendo rilanciare una pastorale che tenga conto della presenza in mezzo a noi di fratelli e sorelle cristiane provenienti da molte parti del mondo e che ritroviamo anche nelle nostre Messe. Ripensando a questo Sinodo alla luce dei re magi, è bello osservare che i tre re portino doni al Signore così come i cristiani stranieri presenti anche nella nostra Comunità offrono a noi qualcosa di molto prezioso: la ricchezza della storia di fede dei popoli a cui appartengono, la bellezza del loro modo di pregare, la speranza che sa vincere la fatica (e il dolore) di lasciare la propria patria per trovare una vita migliore presso di noi. Essi non sono quindi stranieri che mettono paura perché ci vengono a derubare o minacciano la nostra sicurezza: non dobbiamo essere stolti come Erode che alla notizia data dai Magi della nascita di un nuovo re, si turba e teme per il suo trono tanto da perpetrare poi una crudele e inutile strage (come accade anche oggi!). Se mettiamo nei nostri presepi davanti alla grotta le statuine dei Magi che abbiamo lasciato dapprima lontano, coerentemente impariamo ad accogliere con calore, a conoscere, a salutare e aiutare i nostri fratelli e sorelle cristiani stranieri che adorano con noi lo stesso Signore.