La Parola del Parroco
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21 Ottobre 2018
Forse il paragone può sembrare un azzardo o un’eresia in campo artistico, ma guardando al Duomo di Milano che oggi festeggiamo nel giorno della sua dedicazione, ammirando la sua bellezza e osservando la sua costruzione, esso pare una tenda. La facciata con la punta triangolare, gli archi rampanti esterni come i tiranti della tenda, le grandi vetrate che sono pareti sottili come la stoffa che lasciano filtrare tanta luce all’interno… Certamente la solidità del Duomo non ha niente a che fare con la fragilità di una tenda. Tuttavia l’immagine della tenda ci riporta a quella biblica che, durante l’esodo dall’Egitto, Mosè fece realizzare secondo un modello che il Signore stesso illustrò; la tenda della presenza di Dio; la tenda dove era custodita l’arca dell’alleanza; la tenda del convegno; la tenda smontata e rimontata nel cammino del popolo di Israele verso la Terra promessa.
Anche la nostra Chiesa Ambrosiana, guidata dall’arcivescovo che nel Duomo ha la sua cattedra, è chiamata a pensarsi sempre di più popolo in cammino in questa storia e in questo mondo, certa della presenza di Dio che pure il Duomo ci ricorda. E nel cammino di deve fare compagna di viaggio degli uomini e donne di oggi, soprattutto di quelli che hanno bisogno di essere curati nell’anima. Come ha detto papa Francesco, la Chiesa deve assomigliare ad un ospedale da campo, una tenda eretta sul campo di battaglia che pur nella precarietà (e pericolosità) delle situazioni e nella fragilità della sua struttura, può essere punto di riferimento per coloro che sono feriti nel cuore e che possono trovare nella Chiesa i rimedi adatti alla guarigione. È necessario però che noi non rimaniamo fermi ad aspettarli: i “feriti” nelle battaglie della vita devono essere cercati là dove sono caduti. Essere popolo in cammino è riconoscere che siamo mandati da Dio (missione) all’umanità bisognosa, portando la sua Parola e i suoi sacramenti, portando il suo amore attraverso la carità che siamo chiamati a vivere verso il prossimo.