La Parola del Parroco
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27 Novembre 2016
Qual è la molla che spinge alla "conversione"?
Certamente non è l'imposizione di una legge, ma il sentirsi amati da Dio, il sentirsi accolti da lui sempre; è l'esperienza della sua misericordia che genera vita nuova, che ci toglie da una situazione di angoscia e tristezza e riempie il nostro cuore di gioia.
Solo chi è amato è nella gioia, e solo chi è nella gioia sperimenta la fecondità della vita rinnovata: "Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa", dice il profeta Isaia. L'amore di Dio nella nostra vita è come la rugiada per il deserto: lo rende fecondo, e in questa fecondità trova la gioia.
Il segno più grande dell'amore di Dio è Gesù, l'atteso delle genti, il Figlio che realizza la promessa di salvezza, l'amico che viene nel mondo non a condannare ma a salvare, la Parola "bella" che riempie il cuore di gioia e lo rende a sua volta capace di amare.
Essere nella gioia! E' la condizione normale di chi è abitato dal Signore, da chi è raggiunto dalla sua misericordia e sperimenta che le promesse di Dio sono vere, perché sperimenta i segni del suo amore nella propria vita, ed è propriamente questa la molla che ci spinge a credere in Lui e ad affidare a Lui la nostra vita.
Se la fede si è "raffreddata", almeno nella nostra società occidentale, è forse perché mancano i segni della misericordia che sanno trasformare la vita in gioia e desiderio di seguire il Signore.
Il tempo di avvento è il tempo della gioia, il tempo per riconoscere i segni della presenza di Dio che viene, il tempo per diventare noi "seminatori di gioia", e forse saranno proprio questi segni a illuminare il cammino di tanti nostri fratelli verso Gesù; saranno questi semi di gioia a rendere vere le profezie di Dio, profezie di vita buona, profezie di salvezza, profezie di una vita che merita davvero di essere vissuta, perché il Signore è con noi e cammina al nostro fianco, ogni giorno della nostra vita.