La Parola del Parroco
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24 Aprile 2016
In queste domeniche dopo Pasqua, la Parola di Dio insiste sul "comandamento dell'amore". E' il testamento che Gesù ci ha lasciato e su cui è misurata (e sarà giudicata alla fine dei giorni) realmente la nostra vita cristiana. Amare. Parola abusata e spesso fraintesa.
Una cosa è certa, e cioè che "lo specifico del cristiano non è amare, lo fanno già in molti, sotto tutti i cieli. Lo specifico del cristiano è amare come Gesù, con la rivoluzione della tenerezza combattiva" (E. Ronchi).
Di questo amore oggi c'è più bisogno che mai, per questa società "evoluta", ma a cui manca un'anima, e proprio per questo è malata di individualismo (che è esattamente il contrario dell'amore) e di cinismo che sono l'anticamera e le premesse di ogni violenza e di ogni guerra.
E' questa "anima", quella dell'amare come Gesù che il cristiano deve donare al mondo, perché il mondo ritrovi non solo il suo "benessere", ma la sua umanità. Già Paolo VI diceva che il mondo moderno ha bisogno di "un supplemento d'anima", e lo diceva nel contesto dell'Anno Santo del 1975 in cui ci era stato detto che "ogni uomo è mio fratello".
Ogni uomo, senza distinzione di razza, di colore, di religione.
Ogni uomo, che sia migrante a causa della guerra o a causa della povertà.
Ogni uomo! Perché ogni uomo riflette il volto stesso di Cristo.
Amare come ama Gesù. Amare come Gesù ci ha amato. Amare ogni uomo nella sua individualità: "Non si ama l'umanità in generale; si ama quest'uomo, questo bambino, questo straniero, questo volto. Immergendosi nella sua intimità concreta. Si amano le persone ad una ad una, volto per volto. O dodici a dodici, come ha fatto Francesco con i dodici profughi siriani di Lesbo" (E. Ronchi).
E' questo amore di cui il mondo ha necessità, Ed è questo amore che i cristiani devono testimoniare, con le loro scelte quotidiane, le loro parole e i loro atteggiamenti.
E' anche così, portando la novità del Vangelo, che viviamo la nostra Pasqua: è la vita nuova del "comandamento dell'amore".