La Parola del Parroco
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19 Aprile 2015
C'è un'apparente contraddizione tra il messaggio della Pasqua e la realtà in cui si trovano a vivere i primi discepoli di Gesù: la Pasqua parla di liberazione mentre i discepoli di Gesù si ritrovano, proprio a motivo della loro fede in Gesù, ad essere incarcerati e perseguitati fino all'esperienza del martirio. E purtroppo - lo vediamo - non è esperienza soltanto dei cristiani dei primi secoli della Chiesa. I martiri per la fede in Gesù sono tantissimi ancora oggi.
Sorge perciò una domanda: ė vera libertà quella che Gesù ci dona? Non è meglio starcene tranquilli nel nostro brodo, mantenere le nostre certezze, la sicurezza delle nostre case e dei nostri beni, piuttosto che esporci come cristiani a rischio di dover rimetterci qualcosa di nostro, della nostra vita stessa?
La risposta ce la danno gli apostoli e la grande schiera di martiri che hanno dato tutto per Gesù e per il Vangelo: Gesù è la perla preziosa per cui vale la pena di perdere tutto; Gesù non è la fine della vita, ma è la sorgente della vita; chi si affida a lui non perde la sua libertà, ma ritrova la libertà di parlare (la "franchezza" chiesta ai discepoli della chiesa primitiva, che è la franchezza anche di Papa Francesco), la libertà di agire, senza condizionamenti culturali di cui invece è piena la nostra società, la libertà di stabilire nuove relazioni senza erigere muri e steccati, la libertà di donarsi perché è solo nel donarsi che si ritrova la gioia della vita, il "centuplo quaggiù" prima dell'eternità.
Gesù nel dono di sé esprime la sua massima libertà e offre agli uomini la possibilità di diventare liberi come lui.
La sua non è una sfida, ma una proposta, seria e avventurosa nello stesso tempo.
A noi sta accoglierla o rifiutarla.