La Parola del Parroco
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24 Marzo 2013
La settimana santa é settimana di passione. Meglio: della passione, la passione di Gesù, a cui noi siamo chiamati ad associarci. Vivere la settimana Santa non é partecipare a uno spettacolo sacro (di quelli che vanno di moda oggi), ma seguire Gesù sulla strada della croce, per poi condividere con lui anche la gioia della risurrezione.
Fare nostra la croce di Gesù, piantarla nel cuore della nostra vita: questo é l'imperativo che ci é imposto dalla settimana santa.
La croce è per persone adulte, che non si fermino alla scorza della emozione, ma la accolgono come la "regola", la misura delle nostre scelte e dell'intera nostra vita.
Come si accoglie la croce?
Anzitutto percorrendo la strada dell'umiltà. La strada del calvario é la strada dell'abbassamento assoluto di Gesù, che viene spogliato di tutto, compresa la dignità umana. É la strada dello svuotamento da noi stessi per fare spazio alla vita di Dio. É la strada della suprema povertà e della più grande libertà. Non c'è libertà senza povertà, e non c'è povertà senza umiltà. San Francesco, ma anche un po' Papa Francesco, insegnano.
La croce, poi, la si accoglie nella misura in cui, come Gesù, si fa della propria vita un dono. Un dono gratuito, senza chiedere nulla in cambio. Gesù, sulla strada della croce, cammina in silenzio nella solitudine più terribile. Raccoglie qualche segno di conforto, soprattutto dalla Madre, ma é lui che passando con la croce sulle spalle, benedice: benedice il cireneo e la Veronica, benedice le donne di Gerusalemme e tutta la folla dei curiosi, benedice chi lo maledice e chi lo inchioda alla croce. Benedice! La nostra vita é dono quando benediciamo il Signore per tutto quello che viviamo, e quando benediciamo gli altri, qualunque cosa facciano a noi e alla nostra vita.
Ci vuole coraggio per seguire Gesù sulla via della croce.
Ci vuole coraggio anche per vivere nell'umiltà e nel dono di sé.
Il coraggio viene da Gesù e dalla sua croce, l'albero della salvezza.
In questa settima contempliamo la croce, abbracciamo la croce come hanno fatto molti santi nel corso della loro esistenza: non porterà frutti di amarezza e di dolore, ma susciterà in noi la gioia della intima comunione con Gesù, il nostro Salvatore.