La Parola del Parroco
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01 Marzo 2015
Il tempo di Quaresima che stiamo vivendo ė tempo anche per crescere nelle "virtù", quegli atteggiamenti buoni che costruiamo giorno dopo giorno come "stile di vita buona".
La dottrina della Chiesa ci congegna come virtù "cardinali", cioè fondanti la nostra vita buona, quattro virtù: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.
Vale la pena in queste domeniche di quaresima soffermarci la nostra attenzione, a cominciare dalla prudenza, che tra le quattro è messa al primo posto, e non a caso.
Sentendo parlare di prudenza ci vene in mente forse la prudenza nel guidare, nel camminare lungo la strada o nell'andare in montagna...
Nella concezione cristiana prudenza è la capacità di discernere ciò che è bene e ciò che è male. Ma se ci pensiamo bene ogni nostra azione, e prima ancora ogni nostro pensiero e ogni nostra decisione, sono sempre una scelta tra bene e male. La virtù della prudenza, perciò, è chiamata in causa ogni momento della nostra esistenza.
Proprio perché ė virtù di discernimento, la prudenza ė strettamente collegata con il dono della sapienza, che ė dono dello Spirito, e che va continuamente invocato.
Chi è dunque il vero prudente?
Non chi si ritira in buon ordine senza fare nulla perché ha paura di esporsi, ha paura di assumersi responsabilità, ha paura di farsi male, e quindi si chiude in se stesso, o magari dentro la prigione dorata della propria casa.
Prudente è chi sa calcolare il rischio, certo, ma se poi riconosce che una cosa è buona, non si tira indietro.
Erano imprudenti i missionari che partivano senza saper se avrebbero fatto ritorno? Sono imprudenti i cristiani che rimangono nella loro terra, pur sapendo che potrebbero essere perseguitati e uccisi? Sono imprudenti i giovani che decidono di spendere la loro vita a servizio del Signore?
Raccogliamo il loro esempio e mettiamo da parte certi nostri atteggiamenti di mediocrità cristiana che ci impediscono un coraggioso affidarci al Signore: anche in questo sta la nostra conversione.