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15 Aprile 2018
Domenica scorsa papa Francesco ci ha regalato una nuova “esortazione apostolica” Gaudate et exultate (Rallegratievi ed esultate) sulla chiamata alla Santità nel mondo contemporaneo. Ci può stupire che proprio questo papa, a volte criticato per essere poco “spirituale”, ci inviti alla santità. E ci spiega che non si tratta di una chiamata per pochi ma è una via per tutti, da vivere nella quotidianità. «Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità... Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» scrive Francesco.
Questo documento del papa si inerisce appieno nell’insegnamento del Concilio Vaticano II, ricordando che i santi non sono solo quelli riconosciuti dalla Chiesa attraverso le beatificazioni e le canonizzazioni, quelli che hanno quadri e statue nelle nostre chiese con tanto di aureola. E non è necessario essere preti, vescovi, religiosi o suore per diventare santi. Invece, scrive il papa «Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere... Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, “la classe media della santità”». C’è una santità fatta di piccoli gesti con i quali si vive il Vangelo dell’amore nella quotidianità, si vivono le “beatitudini”, affidandosi alla grazia di Dio, con gioia ed esultanza: «Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza».
Vi invito a leggere questa lettera del papa (prenotandola nelle sacrestie o cercandola in internet) perché può rinvigorire il nostro cammino di fede in questo mondo contemporaneo che ha bisogno della nostra santità.
Don Roberto