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26 Novembre 2017
Prosegue la visita delle famiglie della nostra Comunità Pastorale da parte dei sacerdoti, dei missionari comboniani e dei laici “visitatori”. Pur nella fatica di quella che per noi sacerdoti è una “maratona”, c’è la gioia di incontrare tante famiglie e di trovare persone che solitamente non “frequentano” e che quindi difficilmente vediamo.
Ed è interessante, a volte umoristico, a volte imbarazzante, il dialogo che si instaura con poche battute (purtroppo per me che devo proseguire la “maratona” delle visite). Ne riporto alcune, con simpatia, ma che ci possono far riflettere sull’attesa di Dio che viene a visitarci nel suo Natale.
Solitamente chiedo: “Come sta?” e nonostante qualche acciacco o malanno di stagione, la risposta che ricevo è: “L’importante è la salute”. E io aggiungo: “Con un po’ di fede!”. Già: a che serve la salute piena se poi non si ha la fede che può dar senso ad una vita salubre? Bisogna ammalarsi per ricordarsi che esiste un Dio?
In molte case sono presenti i cani, gli amici fedeli dell’uomo, come si dice. A volte irrequieti, a volte incontenibili tanto da costringere il padrone a chiedermi di non entrare a causa dell’animale. E così uno rinuncia alla benedizione di Dio… per un cane (che forse invece la desiderava, abbaiando…).
Entro in casa e la televisione è accesa. Inizio a dialogare e il sottofondo televisivo continua senza che ce se ne accorga; se non al momento della preghiera così che dopo le prime parole il padrone va in cerca disperata del telecomando che si è appositamente nascosto tra i cuscini. Scusandosi, mi dice: “Sa è la mia compagnia…”. Un po’ di tristezza sento nel cuore: proprio nessuno viene a trovarti?
Varco la soglia di una casa già visitata in passato e ci si saluta stringendosi la mano. Mi chiedono: “Lei è il nuovo parroco?”. La tentazione di rispondere: “Sinceramente sono a Venegono da 9 anni…”, cede alla benevola risposta: “No è un altro…”. C’è ancora da costruire in rapporti e prossimità!
Don Roberto