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15 Ottobre 2017
Che bello il nostro Duomo di Milano, di cui oggi celebriamo la festa della dedicazione! E quanto più procedono i lavori di restauro con il recupero dell’originale colore del marmo di Candoglia, tanto più rimaniamo meravigliati per un’opera così straordinaria del gotico lombardo. È evidente che la bellezza di questo monumento è, ai nostri occhi di credenti e non semplici turisti, relativa alla bellezza di ciò che la cattedrale rappresenta e cioè la nostra Chiesa Ambrosiana guidata dal nuovo Arcivescovo.
E proprio Mons. Delpini in una lettera indirizzata a tutta la Diocesi (Vieni ti mostrerò la sposa dell’Agnello) ci invita a compiere una “sosta contemplativa” per contemplare la Chiesa che vive nella storia, che nel libro dell’Apocalisse è simboleggiata dalla Gerusalemme celeste, la sposa dell’Agnello, cioè Gesù morto e risorto. La bellezza della città santa descritta nel libro dell’Apocalisse, che è la bellezza di una sposa, è la bellezza della Chiesa: bella «solo per grazia di Dio e per la vocazione alla santità che l’ha radunata». Ma non basta contemplare e rimanere a bocca aperta. Per evitare il rischio di isolare questa contemplazione rispetto al vissuto quotidiano, il nostro Arcivescovo invita «tutti ad appassionarsi alla vocazione di essere pietre vive di una Chiesa che sia segno della Gerusalemme nuova che l’Agnello va costruendo purificandola con il suo sangue». Contro il rischio di pensare la nostra fede come questione personale e privata, di vivere in solitaria l’impresa del credere, siamo richiamati a sentirci popolo in cammino, città che Dio edifica: non possiamo e non dobbiamo sentirci soli, ma condividere il cammino della fede con altri, con la nostra comunità. Sappiamo bene quanto è difficile ciò. Il senso di appartenenza alla comunità cristiana (ma anche civile) si è molto attenuato. È necessario ravvivarlo con l’impegno di tutti di coltivare e vivere la bellezza dei rapporti quotidiani.
Don Roberto