La Parola del Parroco
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08 Novembre 2026
Giungiamo al termine dell’an-no liturgico con questa settimana che è inaugurata dalla solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Questa titolatura pare altisonante e stridente rispetto a Gesù che mostra la sua regalità, la sua signoria dalla croce o che conferma di essere re davanti al governatore Pilato a cui è stato consegnato in stato di arresto (come ascoltiamo nel brano evangelico odierno). Eppure, mi pare significativo che l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, quindi al termine dell’itinerario di fede descritto dalla Parola di Dio, ci presenti l’Agnello immolato vivo e presente presso il trono di Dio (è Gesù crocifisso e risorto) a cui i santi e la corte celeste elevano lodi e inni. Così al termine dell’itinerario liturgico, che ci ha fatto rivivere i misteri della vita di Gesù, siamo chiamati a rendere lode al Signore con gratitudine, riconoscendo la sua signoria su noi e sul mondo intero.
Noi crediamo che la potenza di Gesù crocifisso (che pare totalmente impotente!) a cui tributare la nostra lode, è l’amore che vince il male e la morte nel dono di se stesso. Ecco perché la nostra Diocesi celebra oggi la Giornata della Caritas e la Giornata mondiale dei poveri. Ringrazio i volontari delle nostre Caritas che nell’aiuto ai poveri a nome della nostra Comunità mostrano la potenza dell’amore del Signore Gesù. Come ribadiamo sempre in questa occasione, non dobbiamo delegare alle Caritas il compito che tutti debbono assolvere di fare carità. Per sottolineare ciò, quest’anno il tradizionale “mandato” agli operatori della Caritas (che pure si farà) è esteso a tutta la Comunità radunata a celebrare l’eucaristia nel giorno del Signore: a tutti il Signore chiede di aiutare i poveri!
Scrive papa Leone nel suo messaggio per la Giornata dei Poveri: «L’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ci sollecita a ricordare come, giunto a Roma pellegrino alla tomba dell’apostolo Pietro, egli fu colto da compassione per i mendicanti. Per comprendere e sperimentare la loro sofferenza, si tolse i propri abiti e li scambiò coi vestiti stracciati di uno di loro, sedendosi a chiedere l’elemosina e trascorrendo l’intera giornata in mezzo ai poveri con gioia di spirito». Vogliamo ancora metterci alla scuola del santo d’Assisi per comprendere il senso della povertà evangelica che ci fa solidale con i poveri amati da Dio e che trovano in lui rifugio; un rifugio che ha il suo spazio nella carità che accoglie tutti. Per questo vi invito a partecipare al primo incontro di catechesi per gli adulti (cfr. relativo avviso) che ci aiuterà a meditare su questo tema.