La Parola del Parroco
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01 Novembre 2026
Prendo spunto ancora dalla proposta pastorale del nostro Arcivescovo e in particolare dalla citazione manzoniana che fa da titolo: «Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?». Come già ricordato tale domanda è posta dall’Innominato dopo una “notte disperata di un brigante spietato… tormentato dal ricordo del male compiuto”. E così il suono festoso delle campane delle chiese del contado, il veder la gente accorrere felice per incontrare l’Arcivescovo in visita pastorale, provoca una reazione indispettita, espressa in quella domanda, perché l’allegria della gente contrasta la sua infelicità.
I Santi che oggi festeggiamo vivono la pienezza dalla gioia di un cuore ricolmo di Dio. Li chiamiamo “spiriti beati” cioè felici. Li immaginiamo come un coro festoso che inneggia a Dio: “Santo, santo, santo…”, come ricordiamo spesso al termine del Prefazio introducendo il canto del “Santo”, appunto. Questa gioia può essere invisa al mondo di oggi che cerca altre felicità. I Santi così possono anche “dare fastidio”. D’altra parte, i Santi per eccellenza sono i martiri che proprio per la loro testimonianza evangelica sono stati uccisi. Li ritroviamo nel brano dell’Apocalisse che ascoltiamo nella Liturgia della Parola di oggi: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». Mi viene in mente il sorriso del Beato martire don Pino Puglisi al suo assassino prima che lo freddasse con un colpo di pistola alla nuca. Un sorriso indimenticabile, un sorriso inteso come provocatorio che il killer non riuscì più a dimenticare e che pose il primo seme di un tormento interiore e di una lenta conversione e revisione del proprio passato criminale. Diede fastidio alla mafia quel prete tanto da ucciderlo, diede fastidio quella letizia mostrata con un sorriso tanto da portare al pentimento.
C’è però un altro “fastidio” che potremmo provare davanti alla testimonianza gioiosa dei Santi. Il loro impegno a vivere fino in fondo il Vangelo per cui ci sono dati da venerare anche per il loro esempio, può punzecchiare la nostra pigrizia e indolenza nell’essere autentici cristiani, maturi nella fede, gioiosi nella testimonianza agli altri vivendo le beatitudini che Gesù proclama nel Vangelo odierno. Così che anche noi potremmo chiedere indispettiti: «Che allegria c’è?». Allora rivolgiamoci a loro nella preghiera invocando la loro intercessione non per ottenere un miracolo che ci salvi da un male pericoloso, ma per essere aiutati ad essere gioiosi come loro perché per la nostra fede Dio abita nei nostri cuori e così testimoniare quella allegria che può dar fastidio ma anche può convertire dal male.