La Parola del Parroco
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18 Ottobre 2026
La festa della Dedicazione del Duomo di Milano quest’anno è maggiormente significativa per la nostra Comunità. Il Duomo infatti è anche la chiesa Cattedrale, cioè dove è collocata la “cattedra” del Vescovo di Milano che verrà a farci visita il prossimo giugno. Se nel gergo comune derivato dall’ambito scolastico, la cattedra è intesa come la scrivania del docente, di per sé cattedra è dove siede il maestro. Infatti nel Duomo c’è la sede del Vescovo che solitamente può occupare solo lui. Attendere la sua visita alle nostre parrocchie (a Venegono Superiore sabato 19 giugno e a Venegono Inferiore domenica 20 giugno) allora significa attendere anche colui che è il nostro maestro, che ci insegna con il suo magistero a seguire Gesù, e vivere la retta fede in Dio. È questo un aspetto del suo essere pastore che ha cura del suo gregge e lo conduce dove ci sono i prati e dove ci sono le sorgenti per sfamarsi e per abbeverarsi, cioè trovare di che vivere. Da solo il gregge sarebbe perso e quindi in pericolo di vita. Dunque l’attesa della visita di mons. Delpini alla nostra Comunità può essere preparata mettendosi in ascolto di lui o leggendo i suoi scritti. Penso all’ormai tradizionale momento di preghiera quotidiano in Avvento e in Quaresima da lui proposto attraverso i mass media. Penso alla sua proposta pastorale di quest’anno (Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?) che ci invita a testimoniare la gioia di credere pur nella difficoltà di questi tempi anche per le nostre Comunità.
È anche la difficoltà a trasmettere la fede alle nuove generazioni. Oggi nella nostra Comunità i ragazzi e le ragazze di Prima Media celebrano il Sacramento della Cresima. Si conclude così la loro Iniziazione Cristiana: riceveranno la pienezza del dono dello Spirito santo per diventare testimoni adulti nella fede. Come sappiamo, purtroppo per molti di loro è invece la conclusione di ogni “pratica” della fede, pur essendoci la proposta del Cammino dei Preadolescenti e dei successivi cammini. Da questo punto di vista il nostro Arcivescovo nella sua proposta pastorale scrive: «Avverto una esigenza diffusa di condividere una prospettiva di Chiesa che, alla manutenzione o alla semplice conservazione pastorale, anteponga il primato della condivisione della fede tra adulti (da qui la testimonianza) e con i giovani, dell’annuncio missionario e vocazionale». Quindi la questione non riguarda anzitutto i ragazzi ma noi adulti e la nostra capacità (o incapacità?) a testimoniare la fede e condividerla tra noi e con i giovani. Non è allora il problema di “tenere aperti gli oratori”, ma che ci siano adulti che con la loro presenza, anche in oratorio, siano educatori credibili di una vita cristiana autentica.