La Parola del Parroco
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20 Settembre 2026
Perché celebrare la Giornata diocesana per il Seminario? Ce lo spiega il nostro Arcivescovo alla fine del suo messaggio per la Giornata 2026 con tre motivazioni. La prima: «La Giornata diocesana per il Seminario è la celebrazione della riconoscenza per una storia di dedicazione al servizio della Chiesa ambrosiana e oltre». Il “grazie” al Seminario, cioè agli educatori, ai seminaristi, al personale addetto alla gestione, che soprattutto in questi ottant’anni dalla nascita della sede venegonese, non è solo per il servizio svolto nella formazione dei presbiteri. Noi venegonesi in particolare sia grati per le tante figure di preti del Seminario che sono stati punti di riferimento, soprattutto spirituale; pure per la collaborazione, ora di don Isacco (nel passato, don Enrico, don Peppino e lo stesso Arcivescovo), per la celebrazione delle Ss. Messe.
Un secondo motivo: «La Giornata diocesana per il Seminario è una delle occasioni che l’anno liturgico offre per riflettere e pregare perché ciascuno possa sperimentare la bellezza, il fascino, la responsabilità di incontrare il Signore e di vedere sé stesso e il mondo in cui viviamo con lo sguardo che Gesù ci ha insegnato. Sotto questo sguardo si riconosce che la vita di ciascuno è vocazione ad amare e il tempo che viviamo è la terra di missione di cui abbiamo la responsabilità». Sebbene la Giornata attiri la nostra attenzione ai seminaristi e quindi ai preti, mons. Delpini – come ha sempre sottolineato durante il suo episcopato – ci ricorda che tutti i battezzati devono comprendere la nostra vita cristiana come vocazione, chiamata ad amare come Gesù ci ha insegnato e questo mondo oggi ne ha molto bisogno!
Infine, la terza motivazione, la principale: «La Giornata diocesana per il Seminario è l’invito a pregare per i seminaristi e per coloro che avvertono l’attrattiva di una vita consacrata come quella del prete: che non vinca la paura sull’amore, che nessuno si accomodi nella mediocrità, che ciascuno possa percorrere i suoi giorni per gustare l’incontro e cantare: “Ora i miei occhi ti vedono”». Dobbiamo sostenere con la preghiera i cammini di discernimento e di formazione dei seminaristi che vivono l’entusiasmo della loro risposta alla chiamata del Signore ma nello stesso tempo sperimentano le fragilità e le paure delle nuove generazioni, consapevoli anche che oggi “fare il prete”, soprattutto nel mondo giovanile, non è facile e non dà molte soddisfazioni. La preghiera è allora unione con i loro cuori perché coltivino il desiderio di tenere lo sguardo fisso su Gesù, di vedere con i loro occhi il Signore e imparare da Lui a vedere questo mondo a cui sono mandati, con la Sua stessa compassione.