La Parola del Parroco
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01 Febbraio 2026
«La Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici…) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose». Così auspicano i vescovi italiani al termine del loro messaggio per la 28ª Giornata per la Vita che celebriamo in questa prima domenica di febbraio. Vi invito a farlo: chiedete ai votri figli piccoli, ai vostri nipotini: come vorresti che fosse il mondo? Forse ci descriverebbero un mondo più bello di quello in cui vivono. Dobbiamo però subito precisare: i nostri bambini (almeno la stragrande maggioranza di essi) sono fortunati rispetto a molti loro coetanei che vivono nel resto del mondo.
Nel messsaggio dei vescovi si fa un elenco (impressionante) di quelli meno fortunati che alla stessa domanda risponderebbero certo in modo diverso: bambini “vittime collaterali” delle guerre; bambini-soldato; bambini “fabbricati” in laboratorio; bambini abortiti; bambini implicati nei casi di separazione e divorzio; bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa; bambini-lavoratori; bambini rapiti o dati indiscriminatamente in adozione; bambini coinvolti nelle violenze domestiche; bambini rapiti per espiantare gli organi da vendere; bambini costretti a migrazioni faticose e pericolose; bambini indottrinati da un’educazione ideologica; bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi…Dovremmo forse lasciarci innanziutto provocare, per un esame di coscienza, dalle risposte di questi bambini per attuare un cambiamento della nostra «società narcisista e indifferente, in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per fare davvero spazio ai bambini: ne nascono sempre di meno e sul loro futuro peseranno i debiti, il degrado ambientale, la solitudine e i conflitti che gli adulti producono, incuranti del domani del mondo».
I nostri vescovi chiedono alle comunità cristiane di «crescere nella cura dei bambini… divenendo “casa accogliente” per loro nelle celebrazioni liturgiche, nelle attenzioni alle varie povertà che li colpiscono, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni di vita comunitaria». Nelle Ss. Messe delle ore 10.30 nelle due parrocchie abbiamo dato spazio alle giovani famiglie con i loro bambini. Iniziamo da questa accoglienza (con un po’ di pazienza) per non essere adulti troppo occupati di noi stessi…